Musei e Cultura

[Fonte: Wikipedia Italia]

Percorso del Legno di Praso

Passeggiando tra strade, vicoli e piazzette del paese di Praso, tra la quotidianità dei suoi abitanti, ci si imbatte anche in preziose opere lignee. Sono queste infatti che costituiscono il Percorso del Legno del paese di Praso.Fin dagli anni Novanta, con la prima stagione dei Corsi del Legno, e in aggiunta di anno in anno fino ad oggi, alcune opere sono state posizionate nei diversi scorci di paese.

Vi aspettiamo alla ricerca delle numerose opere astratte, opere fiabesche per i più piccini e dei pannelli in bassorilievo che raccontano la vita contadina e rurale dei nostri nonni!A mantenere viva la “vena” artistica di questa tradizione di intaglio del legno c’è oggi la Scuola del Legno di Praso, che organizza Corsi di intaglio per la realizzazione di statue in legno.

Un’attività quest’ ultima che viene valorizzata anche grazie al Percorso del legno, un museo all’aperto dove sono esposte opere di scultori del legno  locali.Sculture in legno che narrano le quotidianità di oggi e di ieri e che costituiscono un’interpretazione fedele della vita del luogo.A ricordare la “vetustà” di questa grande tradizione d’intaglio del legno rimangono ancor oggi i fregi,  le decorazioni e gli arredi interni dei palazzi signorili.

Associazione di Promozione Sociale Filodrammatica La Büsier
Via dei Forti n. 3 – Frazione Praso 38080 VALDAONE (TN) Tel.: 346.3236193
C.fisc: 95008180226         P. iva: 01719710228
info@busier.it

Museo della guerra in Valle del Chiese

Espone una ricca collezione di materiali bellici, divise e reperti provenienti dai ghiacciai dell’Adamello, oltre a significative ricostruzioni di ambienti di vita austro-ungarici e italiani in alta montagna. Nelle vetrine numerosi oggetti e testimonianze della vita quotidiana dei soldati in trincea e dell’esperienza della guerra bianca.

Il museo di Bersone è nato dalla volontà di un gruppo di amici di mantenere viva la memoria della Prima guerra mondiale nella Valle del Chiese. Nel museo sono confluiti materiali rinvenuti principalmente sul gruppo del Cadria, del Nozzolo, a Cima Pissola e nella vasta area dell’Adamello. Nel corso del tempo i cimeli sono aumentati grazie a donazioni di privati. Molti documenti e fotografie relativi alle vicende di questo tratto di fronte sono stati trovati sul territorio o provengono, in copia, dall’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito.

All’esterno dell’edificio è esposto un cannone italiano Ansaldo-Schneider da 105 mm, mentre all’interno sono conservati proietti di vario calibro, tra i quali la punta di un proietto da 305 mm ritrovato nei pressi del Forte Carriola e sparato dalla piana di Storo. Nelle sale sono ospitate ricostruzioni di baracche militari in legno simili a quelle che durante la guerra vennero realizzate all’interno delle caverne. Stufe a legna e oggetti personali dei soldati ricordano le condizioni climatiche e i lunghi inverni trascorsi ad alta quota dei due eserciti.

Sono esposte uniformi originali, tra le quali la divisa del capitano del 3° reggimento alpini Federico Sacchi. Nelle vetrine si possono osservare elmetti italiani, austro-ungarici ed inglesi, fucili (il ‘91 italiano e l’M95 austriaco), mine antiuomo, bombe a mano italiane (BPD cilindriche, SIPE a forma di ananas) e austriache con vari tipi di innesco.

Per completare la visita del museo è possibile prenotare un’escursione guidata ai vicini forti dello sbarramento di Lardaro interamente restaurati: Forte Larino ospita eventi e spettacoli nei mesi estivi e Forte Corno presenta un allestimento multimediale sul tema del primo conflitto mondiale.

Forte Corno

Eretto tra il 1883 e il 1890 sul fianco destro della valle del Chiese, a quota 1069 m nei pressi dell'abitato di Praso, forte Corno fu concepito allo scopo di integrare il precedente sbarramento di Lardaro costituito dai forti Larino, Danzolino e Revegler.
Progettato dal capitano Adolf Kroneiser, che fu anche direttore dei lavori, venne costruito secondo i criteri propri dello stile "Vogl", perciò dotato di cupole girevoli di acciaio e di corazze per cannoni.Il forte si adatta molto bene al saliente roccioso, è disposto su 4 livelli di quota e presenta pianta irregolare. 
La parte più alta ospitava magazzini, dormitori e altri locali di servizio. L’armamento del forte era situato nella parte inferiore, con 6 cannoni da 12 cm M 80 erano collocati in casamatta corazzata.Forte Corno era collegato a forte Larino e al fondovalle attraverso un percorso attrezzato lungo la parete rocciosa del Doss dei Morti, disseminato di piccole postazioni in caverna.
Rimodernato nel 1909-1910, fu dotato di 3 obici da 10 cm in cupola corazzata girevole e di due osservatori in cupola. Nonostante questi lavori, prima del conflitto fu disarmato perché considerato obsoleto. I suoi cannoni furono portati in postazioni in caverna predisposte nelle vicinanze mentre le cupole trovarono nuova collocazione nella sovrastante località Peschera.

Il lager Peschera è un forte ipogeo, interamente scavato in roccia; sul versante opposto della valle del Chiese la difesa era affidata a forte Carriola, possente opera eretta negli anni a ridosso della guerra.Durante il conflitto forte Corno non subì importanti bombardamenti.
Nel dopoguerra venne spogliato del ferro e delle lamiere di copertura dai recuperanti e rimase in totale stato di abbandono fino a quando, nel 1997, venne acquistato dall’amministrazione comunale di Praso che diede l’incarico per lo studio di un progetto di recupero del forte.

Progetto di recuperoLa Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con i comuni di valle e il BIM del Chiese, ha promosso un progetto di valorizzazione storico-monumentale dello sbarramento di Lardaro. Forte Corno è stato sottoposto da un intervento di tipo conservativo che ha portato alla ricostruzione della copertura originaria con l’utilizzo di un materiale innovativo come la lamiera di Reinzink. L’intervento è stato realizzato sulla base di disegni austriaci dell’epoca e di una dettagliata documentazione fotografica.
Un ulteriore intervento ha portato alla realizzazione di un suggestivo sentiero panoramico di collegamento tra forte Corno e forte Larino.
Il comune di Praso ha incaricato l’Università degli Studi di Trento di realizzare un percorso di visita multimediale all’interno del forte, inaugurato nell’estate 2014. Il gruppo di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica, con la consulenza dell’Università “Sapienza” di Roma, ha realizzato un allestimento audio-visivo affidato alle tecniche avanzate della comunicazione digitale.

Circuito dei fortiL'opera fa parte del Circuito dei forti nel corso dell'estate 2016 ospiterà eventi del ciclo Sentinelle di pietra.
Come raggiungerloDa Praso lungo una strada carrozzabile attraverso la frazione di Sevror, oppure a piedi da forte Larino seguendo per circa un'ora e mezza il sentiero che sale il versante e si addentra nella gola del torrente Reveglér.Il forte è visitabile solo con visite guidate.

Bibliografia - Le montagne dei forti. Paesaggi alpini e architetture militari nell'alta valle del Chiese. 1859-2014, a cura di Vittorio Carrara e Michela Favero, Fondazione Museo storico del Trentino 2014- Il recupero dei forti austro-ungarici trentini, a cura di Morena Dallemule e Sandro Flaim, PAT 2014

Casa della Fauna

Per il 2017 la Casa delle Fauna del Parco Naturale Adamello Brenta rimarrà chiusa per consentirne il trasloco nella nuova sede in Valle di Daone, località Pracul.

Ci scusiamo per i disagi e vi invitiamo a tenervi aggiornati per scoprire la data di apertura!

Liberi tra cielo, acqua e terraLa Casa della fauna è dedicata alla scoperta dell’eccezionale ricchezza faunistica del Parco Naturale Adamello Brenta. Cervi e caprioli convivono con l’orso bruno, lo schivo plantigrado simbolo del Parco. In quota camosci e stambecchi pascolano accanto a marmotte e pernici bianche, mentre la maestosa aquila reale ed il raro gipeto volano in alto nel cielo.
L’allestimento si compone di sei sezioni tematiche:

la morfologia del territorio e la varietà degli ambienti del Parco illustrate da un grande plasticogli ambienti acquatici rappresentati da un torrente virtuale e interattivogli animali che popolano le varie tipologie di bosco (faggete, peccete, lariceti, mughete e ontaneti)gli animali che si spingono fino al silenzioso regno delle rupi al limite dei ghiacciai il rapporto uomo-natura i rumori, i versi e i canti della Natura da scoprire nella suggestiva stanza dei suoni.

Una serie di postazioni interattive, i “giocaparco”, consentono di verificare attraverso il gioco quanto appreso dalla visione di diorami, pannelli e video. Si può inoltre provare ad imitare i canti ed i versi degli uccelli, accorgendosi della loro bellezza e complessità.
Informazioni Casa della Fauna - Villa De Biasi a Daone Tel 0465/674989.Durante tutto l'anno visite guidate su prenotazione per informazioni: 0465806666 settore didattica - info@pnab.it 

Avèz de Boaz

Nel piccolo abitato di Daone si trova il “Parco alla Bóra”, un giardino pubblico dedicato ad uno dei più monumentali e importanti alberi della Valle di Daone, un secolare abete bianco proveniente dalla spianata di Malga Boazzo, oggi coperta dalle acque del bacino idroelettrico.

Nato circa 750 anni prima del taglio, l’imponente albero dalla lussureggiante chioma e dalle maestose proporzioni è vissuto nei prati di Boazzo fino al 1955, concedendo la propria ombra ristoratrice ai viaggiatori, un riparo agli animali del bosco e un sicuro rifugio a pastori e boscaioli.

Quando nel 1952 la spianata di Malga Boazzo fu destinata a diventare un lago artificiale, gli abitanti di Daone decisero di conservare la “Bóra de Boaz”, simbolo di un’epoca che stava per scomparire. Nessuno aveva intenzione di lasciare che le acque del fiume Chiese, imbrigliate dalla nuova diga, ricoprissero quell’albero che aveva attraversato secoli di storia della Valle di Daone, che aveva assistito al susseguirsi di centinaia di stagioni e che, pur senza poter parlare, conservava e aveva la forza di testimoniare aspetti importanti del passato dell’intera vallata.

Proprio per questo, tre anni più tardi, nel 1955, su incarico del Comune, un gruppo di boscaioli guidati dall’allora assessore alle foreste Fioravante Pellizzari e dal fratello Giovanni, tagliarono l’enorme abete bianco che fu trasportato poi a Daone scortato da tanta gente, in una sorta di processione.

Per alcuni anni il tronco rimase a fare bella mostra di sé nei pressi della Crosetta, la piccola chiesetta nel centro del paese, vicino alla parrocchiale.
Nel 1961 venne richiesto dall’Esposizione Internazionale di Torino, denominata “Italia 61” e organizzata per celebrare il primo centenario dell’Unità d’Italia. Il magnifico esemplare di abete doveva raccontare la storia delle vallate alpine e affascinare i visitatori con le sue dimensioni.
Ancora oggi chi guarda quel tronco può ripensare ai cambiamenti avvenuti nella Valle di Daone.

 

I numeri della Bóra

  • età all’epoca del taglio: circa 700 anni
  • altezza del tronco originario: 18 m.
  • altezza del tronco esposto: 3,60 m.
  • diametro medio del tronco esposto: 2,50 m.
  • cubatura (considerandolo pieno): 17,70 mc. circa

Mercoledì, 03 Dicembre 2014 - Ultima modifica: Martedì, 19 Luglio 2016